giovedì 10 gennaio 2013

Zû a Mâ



 del Guardiano del Faro


Io non capisco la gente che ama andare al mare d’estate. Caldo, traffico, umidità, sole a picco, niente parcheggio e tanto sudore. Guarda che bello invece ieri a Spotorno: 14 gradi, cielo coperto e neanche un cane per le strade. Parcheggi vuoti, anche se ugualmente a pagamento, che rimane l’unica nota stonata, perché se veramente non c’è nessuno si potrebbe anche fare a meno del misero balzello.


Comunque sia così si vive, si respira e finalmente si riesce a godersi anche questo piccolo borgo del savonese senza le ansie estive. Ci stavo pensando, ma forse è la prima volta in mezzo secolo che riesco a metter la macchina dove mi pare e guardarmi con calma Spotorno? Ma sai che d’estate non sapresti dove infilare un fuso in questo gomitolo di auto e di case? Sempre così: ti guardi in giro un bel quarto d’ora e poi con un sommesso sospiro tiri avanti, vai avanti, vai altrove.


Si però se non c’è nessuno sarà tutto chiuso? Cosa farebbero rimanendo aperti i ristoratori in un momento così basso di affluenze? In effetti le prospettive non sarebbero rosee in questo clima, e invece no, perché se lavori bene e con prezzi comprensibili puoi rimanere aperto anche a  pranzo e a metà settimana, anche se il tuo locale non ha una lunga storia e una tradizione sedimentata nella memoria della clientela.

Contrariamente a molti che ormai restano aperti solo la sera, solo il fine settimana, solo su prenotazione, solo quando fa bello o solo quando tutti gli astri si allineano. Non le cerco neanche più quelle tipologie di locali. Se ci devo andare per motivi guidaioli bene, se no ne posso anche fare a meno. Ma poi mi chiedo: ma quando lo puliscono il pesce? Quando le lavano le verdure? Quando le preparano le carni a lunga cottura? Quando li cuociono i dessert da forno? L'intera linea quando la definiscono? Dalle 18 in poi? Mah! Intanto prendo questo Zu a Ma chiuso il lunedì. Sembra un’altra epoca. Ormai ai ristoratori chiedo: siete aperto oggi a pranzo? Qui la risposta arriva da un’altra epoca, appunto: noi siamo chiusi il lunedì. Capito? Noi siamo chiusi il lunedì, e non… siamo aperti solo a cena dal giovedì al sabato mentre sabato e domenica anche  a pranzo, ma dipende se c’è il sole o se ci sono prenotati e comunque solo a menù e bla bla bla…



Zu a Ma ( giù al mare ) nasce un paio di anni fa dalle intenzioni di un noto chef di origini nord piemontesi - come me - Giacomo Gallina con trascorsi milanesi di rilievo quali il Four Season e i Gold dei Dolci Gabbana. Comprensibilmente stufo delle nebbie padane, ha aperto con Giusy questo bistrot di successo in ambienti moderni e funzionali, tra il budello e il lungo mare di Spotorno, ma per filosofie, motivi storici e notizie personali esiste un sito internet del ristorante riportato a fine post.

Cucina naturale? Ben venga, anche se il significato del termine non è chiarissimo



L'ingresso dal budello, da via Cavour, più defilato, più malinconico... 

La carta invita e invoglia: sono 17 i piatti citati, tutti molto sfiziosi, già nel modo di descriverli. A questi andranno aggiunti almeno mezza dozzina di dessert presentati in carta a parte.

Luci basse all'angolo bar, per un aperitivo o un caffè...


 luci molto basse, povera Nikon ;-)


La cucina è in mano al giovane e brillante Daniele Fabbri, in grado di tenere in piedi ( con l'aiuto di Alin e Gabriele ) una linea di cucina intrigante e sfiziosa, dove tutti i piatti assaggiati non avevano carenze nè di sapore nè di complessità. Concentrazioni, contrasti, qualità della materia prima, cotture brevi, profumi, sapidità, acidità... Ottimo senso del gusto: bravo Daniele, che si merita platee anche più importanti, che con il tempo arriveranno.


Mise en place bistrot, e anche i prezzi sono da bistrot. Quasi tutti i piatti sono proposti infatti dai 10 ai 15 euro.

Da segnalare con l'asterisco la focaccia integrale ai cereali, buona e originale.

Il biglietto da visita, perché ci vuole coraggio: sgombro marinato e poi scottato sulla pelle, ma crudo all'interno, cosparso di densa citronette, agretto di melograno, insalata di finocchio e scapece agrodolce di zucchine. Bravissimo a far star insieme il tutto. 

In formato bistrot anche la carta dei vini, coerente per scelta e fascia di prezzo. Questa onesta ribolla costa 20 euro, e va giù bene.

Crema di topinanmbour a salsare un intero carciofo cotto in piedi e due gamberi scottati. Chips del medesimo ortaggio in crema a chiudere. Ovvio che è buono, si capisce facilmente questo piatto. Molto gettonato anche ad altri tavoli, perché se sei aperto a pranzo poi qualcuno arriverà a mangiare qualche cosa di buono,

Denso sugo d'arrosto per i classici plin piemontesi; e vista la giornata, ben vengano piatti di un certo spessore.

Molto intenso anche il fondo di questi spaghettoni alle vongole, dove è la colatura di alici di Noli ( fatta maison e aromatizzata con bacche di ginepro e chiodi di garofano ) a fare la differenza in un piatto che a quel punto non è più banale o scontato, anzi, difficile lasciarne...

Spesso Morro di baccalà ( un po' salato, ma ci sta ) scottato su tutti i lati e contrastato da una crema di cipolla e gocce di vinaigrette, cime di rapa aglio olio e peperoncino, radicchio alla citronette. Lo stile bistrot  si può identificare in preparazioni ricche, nette ed appaganti come questa.

Più raffinato il pagello alla piastra su brodetto di pomodoro, basilico, peperoncino, pinoli e spinacini.

Classica tagliata di Fassona con intingolo di erbe ed insalata di puntarelle ai capperi. Anche qui, sono i contrasti a rendere fresco e appetibile l'ultimo piatto della degustazione. Ma ormai la luce va facendosi sempre più bassa.


Bianco mangiare alle mandorle farcito di fichi su passata di cachi, chechingeri. Anche senza mirtilli o fragole, molto buono e leggero quanto concreto.



La lavagna degli appunti...



... e ancora qualche cosa prima di tornare al deserto lungo mare: nocciole caramellate, frolle al burro e scorze d'arancia; con il limoncello maison, anche questo fatto da loro, che già da prima delle 9,30 del mattino ti rispondono al telefono dalla cucina, perché stanno preparando tutte queste buone cose per chi ama il mare d'inverno. Grazie ragazzi.



Zû a Mâ
Giusy e Giacomo

Via Cavour 36 - Via Aurelia 29
17028 Spotorno (SV)
T +39 019 747891

info@zuama.it





- gdf Spotorno -




mercoledì 9 gennaio 2013

Dove sta la Magaña ?

Bruna Magagna
- gdf 2014- 


Ricevo e ripubblico la strepitosa offerta, perché magari qualcuno potrebbe essere interessato al prodotto. Non glieli dai 14 euro per una bottiglia? Dai, per provare!  Non vi giro tutto il papiro e non lo ripubblico in maniera integrale perché non siamo al Crazy Horse, e anche perché sarebbe troppo lungo da leggere, e poi, come diceva il Luttazzi, (non il Lelio, il Daniele) : a volte è meglio andare in onda in forma ridotta per venire incontro alle capacità di chi legge, e in questo caso questa forma che sembrerebbe offensiva diventa invece felicemente difensiva. Perché secondo me c'è della Magaña en Navarra, ma purtroppo non si chiama Bruna, castaña do Brasil.


Cominciano sobri e modesti: "Siamo riusciti a procurarci due piccoli tesori dalla Spagna: Baron de la Magaña and Dignus, entrambi prodotti dalla cantina Bodegas Magaña. Questi sono forse i vini con il miglior rapporto qualità prezzo che abbiamo mai offerto. Non sono vini cari ma guardando alla qualità proposta, si può tranquillamente dire che sono davvero economici. Vi suggeriamo pertanto di completare la vostra cantina con qualche bottiglia o cassa prima che si esauriscano le nostre scorte. Da notare inoltre che il noto Robert Parker ha anch’egli apprezzato questi vini e gli ha conferito i punteggi rispettivi di 94 e 92 punti!

Bodegas Magaña si trova nella regione della Navarra, nel nord-ovest della Spagna ed al confine con la Francia. Alla base del progetto vi era il sogno di produrre vini nuovi, diversi e sorprendenti. Per questo, e benché non fosse all’epoca consentito, vennero acquistate piante di Merlot e Cabernet dalle migliori parti della Francia. Queste vennero di seguito piantate su di un terreno sul quale nessuno avrebbe ai tempi scommesso: povero, arrido, ma ricco in minerali. Il Baron de Magaña è un interessante assemblaggio di 35% Merlot, 35% Cabernet Sauvignon, 20% Tempranillo e 10% Syrah che è invecchiato per 14 mesi prevalentemente in nuovi fusti di rovere francese. Dignus è un assemblaggio di 50% Tempranillo, 25% Cabernet Sauvignon e 25% Merlot, gli innesti del quale provengono dal vigneto di Petrus a Bordeaux. Benché non una varietà utilizzata nei Bordeaux, il Tempranillo che è presente in entrambi i vini gli conferisce un sapore unico, il quale ne siamo certi saprete apprezzare."

Quanto costa? Te lo ridico: 14 euro a bottiglia, ma scendono a 13 se ne vuoi  25 casse da dodici: e allora no? Siempre si te gusta la Magagna. L'avessero presa come testimonial, altro che i vini della farfallina di Belèn e Corona, invece, questi contadini teste dure, bisogna sempre dirgli tutto quello che succede fuori dalla loro cantina.


martedì 8 gennaio 2013

In punta di carciofo




 del Guardiano del Faro 

Sospetto dei carciofi senza spine, secondo me hanno qualche cosa da nascondere. Quando li apro in due con le dita mi stupisco che non si ribellino, che non si offendano, che non si difendano. Così cedevoli, ma perché? Manco a tagliarli con il coltello sanguinano.

Stamattina ho fatto colazione al bar con una birra scozzese e un pecorino sardo. Non va bene, ci sarebbe voluto uno Stilton con la Scozzese, o una Corsa con il Sardo. Non basta, trovo uno che mi da un consiglio. Attenzione a dare consigli! Io mi limito sempre ad un indicazione, poi fate voi.

I carciofi con le spine combattono fino alla morte, e così facendo mi danno più soddisfazione. Magari non ne esco proprio incolume, e per qualche giorno - a volte qualche mese - il loro ricordo rimarrà aperto o interno nelle carni, nelle dita, doloranti come le punture e le ferite provocate dalle loro spine o dalle armi che ho usato per averne la meglio; però la soddisfazione, il gusto, il colore, il sapore, il dolore della vittoria per 7-5 al quinto è una cosa che va oltre il piacere commestibile giornaliero. Dell'amaro, dell'acido, della maturità.

Quello senza spine, poi, quando ci vai dentro, lo guardi, lo annusi, lo assaggi; ma che ti dice?  Ha dentro tanta fuffa bianca e poca grinta verde. Quali informazioni affidabili ti possa dare un carciofo senza spine per me rimane indeterminato.

Do ascolto a lui e alla mia mente, esco dal corpo e parto verso questo ristorante raccomandatomi al bar, che non ha stelle ma ne potrebbe valere già due secondo il carciofo. Mi incanto di fronte alla villetta che promette bene; il parcheggio ghiaiato è pratico e anche piuttosto affollato. Lo metto li il cabrio, il Benz blu scarso lo metto li, speriamo che non dia fastidio. Un azzurro scarso anche in cielo, poco nitido. Dentro sono tutti e quattro in smoking gli uomini di sala, tutti in nero con camicia bianca, papillon.

La gentilezza e i sorrisi si sprecano: ci accomodiamo nella bella sala interrotta da troemp d’oeil, sala convinta ma poco convincente, onirica su colori tenui e riposanti: rosa e beige su tutti. La carta è corta, buon segno. Scegliamo e aspettiamo, ma solo due piatti, poi si vedrà.

L’insalata di quaglia e melograno è stagionale quanto minimalista, ma proprio minima, per non dire dei ravioli di carne: tre, numero perfetto, ma non se hai un pochino di fame, giusto un poco, quello che serve per lasciare il corpo e pensare allo stomaco. Ci guardiamo perplessi io e Miss Puntini. Sempre anonimi, rimaniamo anonimi stavolta, però sarà il caso di ordinare qualche altra cosa per capire.  Ma c’è qualche cosa che non va nel parcheggio, il Benz da fastidio, come temevo.

Esco io a spostarlo? No? Fate voi? Vi do le chiavi, intanto ordino ancora qualche cosa, facciamoci due piatti, viste le Porzioni, neppure Cremona. Coniglio e capretto, ma mi raccomando, fatele piccole. Fuori il Cabrio non si muove, o anche si, nel senso che lo stanno aprendo e chiudendo quei due. Il tetto: aperto e chiuso, chiuso e aperto. Ragazzi, penso, occhio, la vecchietta ha i suoi anni, non si può trattarla così, potrebbe risentirne alle articolazioni.

Ma quei due scemi continuano a giocare con il tetto apribile elettrico. Allora vado a vedere che caspita fanno. Due veri scemi che aprono e chiudono il cielo. Smettono di ridere, mi ridanno le chiavi, sposto la macchina. Quando torno Miss Puntini non c’è, anzi è qui dietro la porta a vetri che da sulla terrazza. Sta combattendo con un gatto bianco che l’ha attaccata con le unghie al completo blu. Lo stacca dalle gambe, lo sbatte fuori e ritorna con un sospiro verso la tavola.

Guardo anch’io la tavola. Ma la tavola è già stata ripulita e riapparecchiata per la sera. Che cosa? Ma non avevamo ordinato ancora due piatti? Ci dispiace, ci dicono gli altri due in smoking nero, l’orario di servizio per il pranzo è terminato, tutto quello che possiamo fare per lei e portarle il conto.

Pago e vado, accendo il vecchio stereo, non ci sono app, c'è Baglioni, un azzurro scarso e un orizzonte di cani che ci abbaiano.


Lo zampone all’ora di cena mentre faccio zapping tra Master Chef e il Gambero Rosso Channel;  per fortuna, qui sul comodo divano di Cassina si sogna male ma si dorme a lungo: è già tornata l’ora di far colazione con una birra scozzese ed un pecorino sardo da incubo sotto un cielo da sogno.



lunedì 7 gennaio 2013

Il centenario del Negresco.


del Guardiano del Faro

Lei, Madame Jeanne Augier, ne farà 90 il prossimo 27 Marzo. Lui, l'Hotel "Le Nè",  ne ha appena compiuti 100 e ha così fatto cifra tonda prima di Lei. 

Jeanne Augier e suoi cagnolini, dentro e fuori di questa grande e dolce meringa appoggiata lungo la Promenade des Anglais ha sfidato il tempo e le intemperie di questo e dell'altro secolo, con indubbio successo a ben vedere. Ho sempre subito il fascino di questo gioiello dell'ospitalità francese, dove non si viene per dormire ma per sognare. Dal ricevimento, curato dal voiturier che si occuperà della vostra auto mentre il Portiere vi accompagnerà a far due passi nella splendida hall ricca di opere d'arte (6000 pezzi) per poi rotolare inevitabilmente verso le boiserie del Relais bar dove non sarà raro incontrare Carmen, la gattona rossa, acciambellata su una delle sue poltroncine preferite; questo quando l'affollamento sugli sgabelli prossimi al bancone comincerà ad infastidirla...

Le Chanteclair


Le Relais Bar
Questo ancor prima di fare un passaggio culturale verso i bagni al pian terreno (da vedere), e pranzare a La Rotonde (la Brasserie) o cenare a Le Chanteclair, ristorante marchiato a fuoco lungo i decenni da maestri dei fornelli quali Jacques Maximin, Dominique Le Stanc, Alain Llorca; tra gli altri che hanno collezionato stelle Michelin come i tanti macarons da mettere in tavola a fine pasto.

Una Madame e due cagnolini, ci risiamo, in Francia va così, ma lei non arriva dalla Borgogna, bensì ha condiviso la storia di questo luogo partendo dalle sue origini Bretoni. Una Bretone di carattere la etichettano da queste parti, ma non ne ho mai conosciute/conosciuto uno che ne fossa privo, non è questo che fa notizia. La notizia è che in occasione del centenario esce un libro: La Dame du Negresco. Sottotitolo per i giornalisti di Nice Matin? "La Gardienne du Temple", et voilà che ci risiamo. Un tempio dell'accoglienza inclassificabile, che va anche oltre le regole e le norme di questo tempo, perché effettivamente difficile da modernizzare oltre il lecito, e cioè evitando di mortificarne la struttura esterna o la storicità degli interni, così legati a momenti che non vanno dimenticati. Il tutto senza diventare un Museo, restando vivo e legato alla città, alla gente di qui e d'altrove, testimone di tutte le epoche che si sono succedute in Costa Azzurra, partendo proprio da quel Gennaio 1913. Un grande successo immediato ma subito tarpato dagli eventi, che fecero piombare l'umanità nell'orribile realtà della prima guerra mondiale. Le epoche gloriose e quelle cupe, come la vita di tutti.

La Gardienne custodisce il Tempio da quando i genitori acquistarono l'Hotel, nel 1957, e racconta finalmente questo lungo percorso di vite parallele, tra arte, cultura, ospitalità, gastronomia; insomma, la Francia che ti aspetti. Inutile elencare tutti i grandi personaggi di ogni epoca che sono venuti fin qui da ogni parte del Mondo. Facile soccombere al fascino del luogo, anche solo per un momento, per un immagine, per un occasione speciale.Nel mio piccolo, oltre ad alcune cene preziose a Le Chanteclair, anche un ricordo forte del momento in cui ho dovuto scegliere un'immagine per la copertina del libro sui vini francesi; foto scattata nel 1958 (un anno dopo che Madame Augier mise piede qui dentro da proprietaria del Negresco) in una Suite che vorrei rivedere oggi. Chissà se presentandomi da Madame Augier e chiedendo di vedere la Suite che ospitò Brigitte Bardot per lo scatto di Edward Quinn mi sarebbe consentito di rivedere il luogo dove qualcuno, a mia insaputa, e prima che nascessi, stava già lavorando in qualche modo anche per me. 

Brigitte, che ha provocatoriamente comunicato negli ultimi giorni di volersene andare anche lei da questa Francia, andarsene in Russia, ma non per i motivi fiscali che hanno sensibilizzato Gégé Depardieu, che siccome tiene cuore italiano non ama pagare le tasse, così come si usa chez nous; lei lo farebbe per motivi diversi, così delusa dagli ultimi governi francesi. Speriamo ci ripensi, simboli come il Negresco o icone come Brigitte sono immagini che sintetizzano universalmente la Grandeur francese.

- gdf -




Carmen la chatte: una rossa dagli occhi verdi che lascia il segno.



sabato 5 gennaio 2013

Ton sur Ton


 - del Guardiano del Faro -

D’inverno mi piace abbinare il pulloverino ai cocktail. Con il cachemire corallo giro collo ci metto un Campari shakerato che mi stringe affettuosamente la carotide, e mi sembra la cosa più adeguata, perfino logica. Peccato che nessuno apprezzi questa finezza, o addirittura mal intenda il maglioncino rosa con cerniera a strozzo da abbinare con il Cosmopolitan dolce-acido come gli alternativi devono essere.

Il verde lo riservo ottimisticamente a quel cocktail da matrimonio dove ci mettono Martini bianco, succo di ananas e kiwi artificiale, come il sorriso degli sposi. Fasullo come il blu Curacao del Blue Lagoon, che però bevuto su sfondo di occhi blu in riva al mare necessita al massimo uno scollo a V di cotone con losanghe azzurre su sfondo bianco.

Non mi capita mai di bere in giallo, quindi niente pullover gialli nel cassetto e niente ambizioni letterarie, non perché mi dia fastidio lo Strega, ma perché è palese che sia più facile far tagli alla cultura che all’ignoranza.

Il B&B non è un bed and breakfast per gli alcolisti con maglioncini color nocciola ma un digestivo a base di Brandy e Bénedéctine, che sta benissimo con quelle in angora beige, peccato che questa vada via con il biondo, ton sur ton; e allora il digestivo ci vuole, ton su ton.

L’alternativa è l’ABC : Armagnac, Bénedéctine e Cognac. Ma qui ci vuole una giacca cammello e una terrazza di Grand Hotel parigino con Parigina, e vista Tour Eiffel, tanto per cominciare a capire come si sta al mondo, appunto, partendo dall’ABC della vita.

Per cogliere il candore di una fresca e profumata Pina Colada d’inverno basterebbe una polo bianca, e una spiaggia agli antipodi del Continente da raggiungere non con una Polo ma con una Bentley Continental bianca, se no difficilmente ti consentirà di cogliere tanto candore.

Il giubbino di renna con Bourbon &  Ginger ale, ok, ma solo se non piove, se no si macchia. Una oscura Malaga virgen non è un cocktail o una condizione improbabile, è “tinta”  piena, senza nuances, testa di mora, occhi ebano, dolcezza brown sugar.  E non importa se arriva in ritardo, e se ci arrivi quando la bagna cauda si è già intiepidita, anche così, meglio cardi che mais.


- gdf  12 minuti-


giovedì 3 gennaio 2013

La permuta | Bottiglie di vino per libri gdf: la prima arriva da Arcore


- del Guardiano del Faro -


La prima bottiglia di vino, oggetto del baratto che ho proposto tra le merci di scambio ammesse nella permuta con i libri gdf è finalmente arrivata al faro. Tutto ciò è incredibilmente coerente  con la bozza di decalogo del "barbonismo etico" di cui accennai i contorni a suo tempo da queste parti, quasi un anno fa.

Che il flacone provenga da Arcore, dove per i noti motivi di corna la liquidità non è più fluente come le chiome che vi circolavano in altri tempi è un altro segnale da non sottovalutare. Il cambio di sensibilità e di pensiero che si è aperto come uno stargate lo scorso 21 dicembre comincia a prendere corpo  e diventare sempre più rilevante e dominante tra le diverse classi sociali che iniziano a capire che il futuro sarà più spirituale che materiale.

Ancora una volta grazie a  chi appoggerà questo progetto che vuole portare cultura e spiritualità dove ci siano cantine colme di spirito inutilizzato.

Comunque non c'è fretta per spedire, aspettiamo di avere tra le mani l'oggetto cartaceo, poi verrà il momento di varare il progetto con una bottiglia di Porto da infrangere sullo schermo del p.c. Intanto una coppa di Champagne grand cru, e  pure numerato. Nel progetto si chiedeva una bottiglia dignitosa, e questa lo è sicuramente. Grazie et à bientot les amis 


- gdf -


mercoledì 2 gennaio 2013

Volevo solo un pochino di senape


- gdf 2014-

Con i wurstel voglio la senape. Ma la cosa non fu così semplice da ottenere, perché il tavolo era troppo piccolo per farci entrare quattro consumazioni diverse destinate a quattro persone diverse, e allora fu necessario cambiare il tavolo per farci appoggiare sopra wurstel e patate fritte. Però la senape continuava a non arrivare, così come la focaccia. Fu fatale il cambio di tavolo?

Cameriere 1 per metterci a nostro agio e trasmettere sicurezza ci fa pesare il fatto che il locale è gestito dalla stessa famiglia da tre generazioni, e lui è l’ultimo della stirpe. Non avremo motivo di dubitarne in base agli sviluppi.

Cameriere 1 e cameriera 2 si confrontano, ma di senape non c’è traccia. Però la maionese e la ketchup sono appena uscite dal barattolone gigante in frigo, fresche fresche enfatizzano; e questo dovrebbe bastare per wurstel e patate fritte secondo loro, anche senza senape e senza focaccia.

Posso fare a meno della focaccia ma la senape con il wurstel grigliato è prioritaria secondo me, e non solo secondo me. E infatti eccola arrivare, ma al tavolo piccolo, ad altri due, finalmente rinvenuta un minuto prima che decidessi di prendere un provvedimento definitivo! Attraversare la strada e andarmela a comprare nel discount di fronte, la senape.

Ma cameriera 3 anticipa il gesto mettendo le mani avanti, e anche il resto, perché non è il suo turno, e lo dice almeno tre volte che lei non ci doveva essere, e quindi non sa che cosa abbiamo ordinato, e quindi la senape rinvenuta da lei che passava di li per caso andrà al tavolo piccolo. In maniera sbrigativa risolviamo andando a rapinare il tavolo piccolo dalla senape al dragoncello comprata da qualcun altro rappresentante delle tre generazioni al discount di fronte.

Al dragoncello? Ma perché al dragoncello? Why dragoncello?

Cameriere 1 si trasforma in cuoco, mentre cameriera 2 se  ne va, lasciando cameriera 3 in balia degli eventi, perché cameriere 1 diventato cuoco perde il controllo dei tavoli e gli ordina di portare il risotto ai frutti di mare nel dehors: a quale tavolo? Ma che domande… a quello degli stranieri, che evidentemente sono diversi da noi e da altri seduti ai tre tavoli occupati, ma che potrebbero anche esserlo, diversi, o anche no, perché siamo tutti dello stesso colore a ben guardare.

Tira a indovinare come Abatantuono in Nirvana: “ devi sparare a quello con una giacca strana” e lui vede uno con una giacca abbastanza strana e gli spara. Ma non era quello il bersaglio. Non era abbastanza strana quella giacca. E non era quello lo straniero del risotto. Aveva i capelli biondi e la faccia da tedesco ma parlava con l’accento torinese.

Numerare i tavoli non è pratica in uso, e quindi la lasagna andrà al tavolo con il bambino, il toast al tavolo con quello col cappello e la pizzetta al tavolo con quella con il cappotto strano. Per fortuna non gli spara a quella con il cappotto strano, ma gli lancia solo la pizzetta frettolosamente mentre arriva altra gente.

Cameriera 3, che non ci doveva essere perché non è il suo turno, ribadisce il concetto ai nuovi venuti e comunica a cameriere 1 (diventato cuoco di terza generazione) che si è aggiunto un altro tavolo. Cameriere 1 diventato cuoco manda a quel paese cameriera 3 che rimpiange di non aver rispettato il proprio turno e subisce le proteste del cuoco che si domanda “ ma non avevano un altro posto dove andare a menare il belino?”

Il vecchio, appena arrivato prende il comando - perché doveva essere quello della prima generazione - e quindi si carica dell’onere e il diritto di andare dietro il bancone per fare il conto a chi lo richiede, ma sui biglietti delle comande non c’è il numero del tavolo e allora chiede: “di chi era il risotto ai frutti di mare?”  “ Del tavolo degli stranieri" gli risponde cameriera 3

Il pensiero spiazzante di iscrivermi a TripAdvisor e di fare giustizia sommaria mi balenò in mente proprio in quell'istante.  -gdf -

martedì 1 gennaio 2013

L'ultimo Capodanno

- gdf 2014 -

2014, bisogna portarsi avanti con i progetti. Si dice sempre così: adesso mi metto a dieta. Un oliva e non più di due Martini, tanto deve bastare per oggi. Si dice: adesso basta! Adesso non mi devo più arrabbiare quando apro certi blog! Ci vuole tolleranza. Ci vuole più tolleranza verso le cake design, verso i titoli urlati, verso i provocatori, verso i maleducati, verso i disfattisti, verso i retorici, verso i definitivi, i falsi umili e i veri imbecilli. Ci vuole più tolleranza tra noi 4-5000 gatti che si occupano di tagliatelle e dintorni, prosecchi e limitrofi, pizzerie e hamburgherie. Con la "tolleranza uno" tutto ciò scomparirebbe, perché significherebbe non cadere nelle provocazioni studiate al telefonino prima di lanciarle in pasto agli ingenui, perché lasciar cadere nel vuoto l'inutile significherebbe purificare l'aria da cose che sanno di vecchio, di ammuffito; che sanno di tappo. Ecco, anche un Martini può sapere di tappo o di muffa, colpa del lemon twist da agrume trattato (maltrattato), e allora quale certezza resta? Quella che il Martini Cocktail è stato inventato da un barista di Arma di Taggia per Rockfeller, e io ho passato l'ultimo Capodanno ad Arma di Taggia con un discendente di quella stirpe. Ok, vado a liberarmi dagli abiti del moralista e mi infilo in un altro Dry Martini Cocktail. Un eccellente Dry Martini.

Barmen Zunino a Playa Manola: Arma di Taggia