gdf
Parlano di azioni non violente ma dal mio anomalo punto
di vista chi mi priva della mia libertà compie un atto di una violenza
superiore a quella fisica. Sarò strano ma ho sempre pensato che un rapimento
fosse ed è un crimine estremamente più grave di un omicidio, che per lo meno pone
fine alla sofferenza del fisico e della mente. La privazione della libertà
invece ti toglie piano piano la voglia di combattere e di vivere, facendoti
ammalare.
Trovo moltissimi bar chiusi oggi, e fin qui mi sta bene,
e mi fa anche bene, perché così oggi oltre a tenere a riposo il fegato posso
anche dire che sto scrivendo da estremamente sobrio, di frequentazioni e di
umore, quest’ultimo che invece si rivela progressivamente assai alterato, e
dunque il fegato ne soffre ugualmente. Tanto valeva trovare i bar aperti, come
ogni giorno
Il fegato ne soffre anche perché non vede il nesso tra la
contestazione e gli obiettivi presi di mira, se è vero che gli obiettivi
sarebbero i centri di potere politici ed economici. Ma allora perché non vedo
presidiati i luoghi simbolo del potere economico e politico? Vedo invece
presidiati i luoghi di tutti, di tutte le persone semplici, come quelli che
contestano: le strade e le ferrovie.
Giro e mi rigiro, toccando di mano o di mouse, ma non
vedo assedi efficaci e paralizzanti attorno a palazzi comunali o provinciali,
di fronte a banche o sedi di multinazionali. Al supermaket la cassiera dice: se deve andare verso levante ci vada via
mare, è l’unica soluzione possibile oggi. Quanta saggezza dietro a quella
battuta, a quella che voleva forse, anzi, sicuramente essere una provocazione.
Il porto è pieno di yacht liberi di andare dove vogliono;
sono proprietà dei ricchi e dei potenti ma nessuno ha pensato di andare a
incatenare o incatenarsi agli yacht di proprietà di quelli che possono
permettersi di viaggiare singolarmente anche via mare o in alternativa via
aerea.
Invece questi forconi vanno a bloccare non i porti
turistici e non gli aeroporti o gli elitari eliporti, ma bensì le rotaie del
treno regionale dove viaggerebbero, potendolo fare: gli operai, i pendolari,
gli studenti, i professionisti o le semplici famiglie, per gli scopi più
pacifici e diversi. Per le necessità più normali: andare a far la spesa, andare
al lavoro, andare a trovare un amico o un parente all’ospedale provinciale.
Si sono dati fastidio da soli sostanzialmente, mentre
dalle finestre del potere osservano e tengono tutti sotto controllo, in attesa
di prendere provvedimenti, in attesa dell’ora di cena, in piena coerenza con la
storia di questo paese che non ha mai fatto una rivoluzione per l’unica ragione
possibile farla: la fame.
Si, perché, da quanto leggo sulle pagine web di varia
origine geografica, tra le 18 e le 19 si
sospende il forcone e si impugna la forchetta, però il giorno seguente si
ricomincia, il tempo di riappoggiare la forchetta ed imbracciare il forcone. No,
tutto questo è lontano dal mio barbonismo etico.
Pacatamente, serenamente.
gdf
