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martedì 10 dicembre 2013

Forconi e forchette


gdf

Parlano di azioni non violente ma dal mio anomalo punto di vista chi mi priva della mia libertà compie un atto di una violenza superiore a quella fisica. Sarò strano ma ho sempre pensato che un rapimento fosse ed è un crimine estremamente più grave di un omicidio, che per lo meno pone fine alla sofferenza del fisico e della mente. La privazione della libertà invece ti toglie piano piano la voglia di combattere e di vivere, facendoti ammalare.

Trovo moltissimi bar chiusi oggi, e fin qui mi sta bene, e mi fa anche bene, perché così oggi oltre a tenere a riposo il fegato posso anche dire che sto scrivendo da estremamente sobrio, di frequentazioni e di umore, quest’ultimo che invece si rivela progressivamente assai alterato, e dunque il fegato ne soffre ugualmente. Tanto valeva trovare i bar aperti, come ogni giorno

Il fegato ne soffre anche perché non vede il nesso tra la contestazione e gli obiettivi presi di mira, se è vero che gli obiettivi sarebbero i centri di potere politici ed economici. Ma allora perché non vedo presidiati i luoghi simbolo del potere economico e politico? Vedo invece presidiati i luoghi di tutti, di tutte le persone semplici, come quelli che contestano: le strade e le ferrovie.

Giro e mi rigiro, toccando di mano o di mouse, ma non vedo assedi efficaci e paralizzanti attorno a palazzi comunali o provinciali, di fronte a banche o sedi di multinazionali. Al supermaket la cassiera dice: se deve andare verso levante ci vada via mare, è l’unica soluzione possibile oggi. Quanta saggezza dietro a quella battuta, a quella che voleva forse, anzi, sicuramente essere una provocazione.

Il porto è pieno di yacht liberi di andare dove vogliono; sono proprietà dei ricchi e dei potenti ma nessuno ha pensato di andare a incatenare o incatenarsi agli yacht di proprietà di quelli che possono permettersi di viaggiare singolarmente anche via mare o in alternativa via aerea.

Invece questi forconi vanno a bloccare non i porti turistici e non gli aeroporti o gli elitari eliporti, ma bensì le rotaie del treno regionale dove viaggerebbero, potendolo fare: gli operai, i pendolari, gli studenti, i professionisti o le semplici famiglie, per gli scopi più pacifici e diversi. Per le necessità più normali: andare a far la spesa, andare al lavoro, andare a trovare un amico o un parente all’ospedale provinciale.

Si sono dati fastidio da soli sostanzialmente, mentre dalle finestre del potere osservano e tengono tutti sotto controllo, in attesa di prendere provvedimenti, in attesa dell’ora di cena, in piena coerenza con la storia di questo paese che non ha mai fatto una rivoluzione per l’unica ragione possibile farla: la fame.

Si, perché, da quanto leggo sulle pagine web di varia origine  geografica, tra le 18 e le 19 si sospende il forcone e si impugna la forchetta, però il giorno seguente si ricomincia, il tempo di riappoggiare la forchetta ed imbracciare il forcone. No, tutto questo è lontano dal mio barbonismo etico.

Pacatamente, serenamente.

gdf