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venerdì 28 giugno 2013

Attualità | La mia Ex a Wimbledon

Marco 50 e gdf 50

Due fotomodelle in campo: una da bambina si allenava con palle e racchetta  sul fondo delle piscine vuote e abbandonate, mentre la sua città, Belgrado, veniva bombardata dagli alleati. L'altra è poco più di una bambina del Quebec, ha nome francese ma parla inglese, e picchia come un fabbro. Stavo guardando Ana Ivanovic contro Genie Bouchard, la brune et la blonde sul Centrale del viola verde quando un confidenziale me la mette di sorpresa dritta e profonda sulla riga di risposta:



Mi sento come se fossi a letto con la fidanzata di un altro, che rientra a casa prima del previsto; sono nudo, ho finito le orecchie e l'altro è Mike Tyson.



- No, guarda meglio, non è Tyson: è Serena Williams



Guardiano hai detto che avremmo giocato due palle in doppio a tennis con le nostre ex, ma non che le palle sarebbero state le nostre.


- Si, rimettiamole in gioco, tanto, ormai, rischiamo solo del bene.

Per te è tutto facile perché è da una vita spericolata che giochi con le parole, figuriamoci se si spaventa di fronte a una ex...ma LA EX non è una ex e il terreno non sarà minato solo per me.

- Non me lo dire, quell'incompiuto sul prato di Hyde Park mi affliggerà per sempre.

Una moglie, felicemente sposata, vorrebbe se fosse possibile, poter essere LA EX del proprio marito e questo indipendentemente dall'età, dall'aspetto fisico ecc. È la qualifica che conta LA EX, punto.

- Felicemente? Guarda, non ho capito bene il concetto, fai così: attacca profondo e poi scendi a rete. E se riesce a replicare vai di smash. Punto.

Alcuni si scelgono giovanissimi e non si mollano più, per evitare il problema che, se non si fosse capito, è solo del sesso forte, delle donne.

- Ingenui, meglio alzare un pallonetto sul primo amore, lobbarla, a malincuore, ma meglio fargli passare un bel lob sopra la testa.

Non ho mai sentito un uomo dire: sono preoccupatissimo! deve rivedere il suo ex, a parte che le donne per noi non devono né vedere, né rivedere nessuno.

- Bisogna essere più pronti alla risposta che alla battuta.

Anche mia moglie ha un problema con LA EX, e stasera c'è l'avrò io, anche se riuscissi a mantenermi in equilibrio su questo terreno umido che non ha più niente del campo da tennis, sembra piuttosto una nuvola a forma chiosco di frutta e verdura che ha finito la frutta e anche la verdura scarseggia.

- Al cambio di campo passa dal Corner bar, hanno ottime birre bionde.

Ognuno nelle nuvole ci vede quello che vuole, io ad esempio vedo che proprio adesso anche tutta la verdura è finita, tutta tranne un grosso cetriolo,  me ne sto andando via quando vedo una moneta per terra, mi chino per raccoglierla e il cetriolone diventa una red bull.

- Non parlarmi di nuvole su Londra. Comunque è un attimo cambiare idea, cambiare canale. La blonde ha già fatto fuori la brune e io mi volto sulla castana chiara; ecco adesso ci vedo Camila Giorgi in primo piano . Con una elle sola.

La morale non è non raccogliere le monete ma essere consapevoli dei rischi che si corrono, con LA EX.


- Dipende anche dal suo stato di conservazione, perché le dovevi cercare molto più giovani già da giovane, così sarai sempre in vantaggio di un 15 e mal che vada la chiuderai 7-5 al quinto. Camila è già al terzo turno, ti saluto.






lunedì 9 luglio 2012

Fuori tempo


Grandes Boucles
- gdf 2012 -

Dicendo Pinot, da quelle parti – di massima – si intende quello noir. Buono molto giovane, in chiusura sul medio periodo e grandissimo negli anni a venire. Il blanc e  il meunier vanno specificati quando si parla di loro. Invece questo è Pinot, è il più giovane, è blanc, ha i capelli lisci e fa fuori tutti nella tappa de la grande boucle ( grande ricciolo ) in territorio svizzero, nel Jura, quello di qui e quello di là, rischiando di mandare alcuni fuori tempo massimo.

Svizzero chi sbanca Wimbledon, davanti ad uno scozzese, sotto una fredda pioggia inglese, ma anche sotto il sole, non importa con quale tempo, Roger è di nuovo il numero uno, di ora e di ogni tempo, a 30 anni, quando  altri pensavano fosse già terminato il suo tempo.

Anche il nebbiolo si apprezza meglio con gli anni, anche dopo molti anni, ma in Piemonte, sua terra, si accorgono con un certo ritardo che il numero uno, Bruno Giacosa  - millesimato 1929 - è uno bravo a fare il nebbiolo. Lo premieranno domani con una laurea honoris causa all’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, clamorosamente fuori tempo massimo.

Voltando pagina leggo di un altro fatto destabilizzante. In Francia hanno mandato in pensione anche l’ultimo Guardiano del Faro in attività. A Cordouan, tra Gironde e Charente, come dire, tra un Bordeaux e un Cognac. La storia iniziò nel 1611, all’epoca di Luigi XIII e si ferma sotto il governo Hollande. Jean Paul Eymond, l’ultimo Guardiano del Faro francese, era lassù dai tempi in cui se volevi parlare con qualcuno lo dovevi fare via radio perché non c’era neanche il telefono al faro, non dico il citofono, ma neanche il telefono. Per passare il tempo il Guardiano del Faro di Cordouan si mise a scrivere e, adesso che gli hanno tolto il giocattolo non l’ha presa benissimo, minacciando di scrivere un libro, che non sarà un libro fuori tempo massimo ma fuori dal tempo.

Prendo atto e me ne vado in campagna a mangiare fiori di zucchina ripieni, patate e funghi, maltagliati al pesto e coniglio alle olive. Finalmente un agriturismo vero, dove quello che arriva ben cucinato nel piatto proviene principalmente dall’orto, dalle colline e dai cascinali circostanti. Ma il vino è uno solo, quello che fa il proprietario, clamorosamente coerente con la filosofia prescelta. Il vino è uno, è rosso, è Rossese 2011, e sa di cheval, non blanc, solo di cheval e della sua sella sudata, come doveva essere il vino del contadino, di un altro tempo.

Chiudo avvicinandomi al testo del giornalista de La Stampa Alberto Mattioli senza essere però testuale: Vacilla il mito del faro, con la sua dura realtà che sfocia nel romanticismo, con la tempesta che diventa metafora d’altro e le torri sull’oceano che diventano musei. Perché i fari sono alti, misteriosi, solitari, forse un po’ sinistri, fallici, inquietanti, certamente affascinanti, ma adesso anche vuoti.

Jean Paul Eymond, l'ultimo gdf francese