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venerdì 6 marzo 2015

Aoc Champagne Blanc de Blancs Brut 1999 Pol Roger



Maison che non necessita di intro, una delle poche la cui proprietà è tuttora nelle mani degli eredi del fondatore, al secolo Pol Roger, che nel 1849, appena diciottenne, la creò come maison de negoce.

La versione BdB – que du Chardonnay – vede la luce dopo otto 8 anni sur lattes, con le uve provenienti da soli villaggi Grand Cru: Oger, Cramant, Avize, Oiry e Le Mesnil.
La mia cazzeggia in cantina da cinque anni.

Compiace l’occhio un giallo carico e, soprattutto, un perlage sottilissimo e tenace.
Averla aperta con oltre un’ora d’anticipo – come faccio di solito con questi calibri - non è stato molto d’aiuto al naso. Fresco sì, non ossidato, tuttavia contratto e intorpidito quanto ad aromi, con ricercate – da parte mia – note di fiori bianchi, un agrume sbiadito, pera matura e una vena gessosa gracile.

All’assaggio fa progressi, senza comunque dannarsi l’anima. Gran finezza di bolla, per un sorso elegante e verticale, mai stanco, che colloca, all’interno di una tessitura sapido-minerale, note evolute di cedro, limone e albicocca, chiudendo su varianti burrose e di nocciola tostata. Non troppo munifico quanto a complessità e persistenza.

Le attese erano un filo diverse, ancorchè finora le mie bevute targate 1999, a dispetto dei tanti peana sul millesimo, non mi abbiano convinto del tutto.
Non è per fare il bastian contrario, ma ti confesso che il ’99 – non così bello, omogeneo e lineare come lo hanno venduto - presenta non poche differenze, da zona a zona, da produttore a produttore, ma qui andrei oltre il post.
La chiudo qua, già sai che sto dalla parte di chi crede più alle grandi bottiglie che non alle grandi annate.


Ma era il mio falcone, mon Dieu, chissà che il tuo non sia migliore.

venerdì 6 febbraio 2015

Aoc Champagne Blanc de Blancs “Les Roises” Extra Brut s.a. Ulysse Collin




Olivier Collin è stato discepolo di Anselme Selosse, dunque, anche per lui valgono le medesime argomentazioni. Sono - lo saranno sempre - champagnes che dividono e spaccano a prescindere, a torto/a ragione, anche in maniera tranchante.

Io mi avvicino a questi vini - come a tutti, del resto - con molto rispetto, avidità di conoscere, soprattutto libero mentalmente, privo di idee precostituite e pregiudizi, evitando di rompermi il cranio con sfiancanti pugnette e sullo stile oxyd, e guarda che è un difetto, e doveva fare la malò, no, non la doveva fare e altre robe che non servono a una beata fava.

A questi vini mi accosto, semplicemente, ma molto attentamente, conscio che il mio naso e il mio palato sono sì discutibili – mancherebbe altro - ma anche soggettivamente sovrani, quanto i tuoi.

“Les Roises” – ci sarà mica qualche Beghina in giro? – è un lieu-dit, una piccola parcella – la più vecchia di cui dispone Olivier a Congy – que du Chardonnay, le cui piante hanno una sessantina d’anni.

Il mio flacone è la vendemmia 2008, non rivendicata in etichetta, con dégorgement 3 ottobre 2012; è uno dei circa 3500 prodotti e, vi assicuro, di non facilissima reperibilità.

Radioso oro liquido, grana finissima, classe pura.
Tutto lo charme della vista prosegue, regalandomi un naso haute couture, che si libera in fretta, per mia fortuna, della nota legnosa. Ergo, praterie di frutta – splendidi cedro, pesca e albicocca – un tocco vegetale e un profluvio continuo e inarrestabile di gesso che si mixa sapientemente a ondate salmastre, iodio e ostrica a bomba.

Questa ricercata tessitura olfattiva, trova – ahimè – solamente parziale riscontro al palato, giacchè i segni del passaggio in legno sono ancora ben percepibili e limitano, seppur in parte, lo sviluppo efficace e la totale rivelazione, anche in bocca, di una materia dalla qualità impressionante.

Gli interpreti olfattivi ci sono tutti, solo che viaggiano col freno a mano tirato, accompagnati costantemente dal peso del mobilio.

Nondimeno, ciò non mi ha precluso di cogliere - e sono qui a tesserne le lodi - l’estrema grassezza, la struttura, la profondità e la verticalità di un sorso, nonchè di constatare quanto sia raro assistere potenza ed eleganza vivere in simbiosi.

In soldoni, è un vino che ha solamente bisogno di tempo in vetro, e molto, affinchè tutte le componenti si integrino armoniosamente. La curiosità di berlo era tanta e mi è servita a capire lo stato dell’arte.

E’ uno champagne già grande – da un millesimo spaziale - tuttavia ancora in fase di assestamento, che si sta preparando a diventare grandissimo. Non ho dubbi.

Così come sono persuaso che anche monsieur Olivier sia sulla strada che lo porterà lontano, quantomeno a eguagliare il suo mentore.


venerdì 30 gennaio 2015

Aoc Champagne Tradition Brut s.a. Legras & Haas



E’ sempre il prodotto base, che illustra – nel bene o nel male - da subito e meglio di tanti bla bla la filosofia di una maison, o qualsivoglia azienda vitivinicola. Filosofia qualitativa, principalmente, ma non solo, che inizia dalla cura in vigna, cui non si sottrae L&H, da Chouilly.

Questo è un blanc d’assemblage, che vede lo Chardonnay al 50%, e gli altri due soci – Pinot Meunier e Pinot Noir – al 25 a cranio.

Il naso coglie, immediatamente, l’eleganza e la freschezza della bacca bianca, con tanta brioche, fiori bianchi, molti agrumi – prevale leggermente il limone – una nitida pera, un tot di mandorla e quella mineralità che tutto racchiude e circoscrive, conferendo suadenza al bouquet.

La bocca non si discosta affatto dalle progressioni olfattive. Freschezza e mineralità premiante dello Chardonnay, giusta struttura che arriva dal Pinot Nero, con la componente fruttata sempre in primo piano, riassumono le rilevanti caratteristiche di una bevuta armonica, di buona lunghezza e persistenza, con ritorni finali gessosi e ammandorlati.


Abbondantemente sotto i 20 eurini franco cantina. Tanta roba, tanta qualità e un invito, spassionato, a scoprire la gamma L&H.

venerdì 16 gennaio 2015

Aoc Champagne Vintage Reserve 1998 Veuve Clicquot Ponsardin


Dopo aver scritto del rosé, il viaggio nel mondo VCP prosegue - e non credo finirà qua - con un millesimo, poco celebrato, sottostimato, anche bacchettato, all’uscita, ma solo ora considerato dagli espertoni/wine opinion leaders.

Io, che di bolle francesi non ne mastico mai abbastanza, ho sempre ritenuto ottima la ’98, senza perdermi in stupide e sterili classifiche, buone solo per quei beoti, convinti comprando il numero uno della lista, di portarsi a casa la bottiglia della vita.
Fosse così facile...
Eppure, all’epoca, il valore analitico dell’acidità (7,78), qualcosa lasciava presagire.

La “Vedova” millesimata è 60 Pinot Nero, 33/35 Chardonnay e Pinot Meunier a completare.

Nonostante un dorato marcato, di evoluzione il naso non ne vuol sapere. E non ne sa! Infatti è subito freschezza, a conferma della vitalità della boccia. Tantissima pasticceria, quella crema chantilly che mi fa salire sulla macchina del tempo e viaggiare a ritroso, quando bambino osservavo, salivando, mio cugino pasticcere intento con il sac à poche a riempire prima e decorare poi i pasticcini.
Tantissima pasticceria dicevo, ma anche variazioni agrumate – arancia e pompelmo rosa – si uniscono ai classici frutti scuri della bacca nera, con tasselli speziati di macis e cannella, del caffè in polvere, una progressione di liquirizia e solo sullo sfondo timide e sparute note di miele.

L’assaggio insiste sui medesimi binari olfattivi, rilanciando tanto le connotazioni fruttate quanto quelle speziate, con una nitida personalità minerale che, progressivamente, si fa spazio. Il tutto inserito armoniosamente in un quadro di elegante equilibrio, dove il dominus è la freschezza. Il sorso, di profondità e persistenza notevoli, termina pimpante su note di albicocca, spezie e cremosa mineralità.


Da assaporare lentamente, senza smania, anche a fine pasto, magari con qualcosa di Denis Jasarevic, aka Gramatik, o, perché no, l’ultimo di Leonard Cohen,non necessariamente in sottofondo.

giovedì 15 gennaio 2015

Aoc Champagne Zéro Brut Nature s.a. Tarlant



Siamo a Oeuilly, nel cuore della Vallata della Marna e i Tarlant sono una antica famiglia champenoise, vignerons dal 1687.

Vi dettaglio la carta di identità della boccia di oggi. Si tratta di un assemblage, in percentuali paritarie, dei tre vitigni principi della Champagne, vendemmia 2007, con aggiunta di vini di riserva, non ha svolto malò, sostando quasi 5 anni sur lattes, con sboccatura avvenuta nel gennaio 2013.

Un piccolo suggerimento: non abbiate fretta nel bere gli Champagne di Tarlant, ma apriteli, scolmateli e concedete loro un po’ di ossigeno e di attesa – dieci, venti minuti - altrimenti il rischio di non capire qualità e valore è alto.

Il calice è giallo, quasi dorato, con bagliori verdi e un’ effervescenza fine e continua. Parte in sordina, sottovoce, ma lo sapevo; infatti si slancia poco dopo con un naso freschissimo di pane grigliato, fiori bianchi, frutta secca e tanti agrumi – limone e mandarino – e una forte caratterizzazione minerale e salina, con netti tocchi fungini.

In bocca è convincente per coerenza e per la sua ossatura che riflette il terroir.
Pur essendo uno zero dosaggio, la drittezza è misurata, carezzevole e non fine a sé stessa. Non è la solita lama acida, nuda e cruda, che ti taglia le papille prima e te le asfalta poi, risultando coprente. Qui c’è la solita parolina magica, l’unica, a mio giudizio, che spiega e dà senso ai vini, tutti, più di mille altre analisi, annusate, roteazioni.

Per chi mi legge da poco, sto parlando di Equilibrio.
Una affilata ed elegante mineralità gessosa, una forte presenza agrumata e puliti aromi iodati e salmastri, danno compiutezza a questo sorso, filante, di bella persistenza, precisione e finezza.


Anche stavolta sono andato a dama. Con pagello all’acqua pazza.

Dj Il Duca


giovedì 11 dicembre 2014

Aoc Champagne Cuvée Tradition Brut s.a. Gaston Chiquet



Raccomando, fortemente, di imparare questo nome, a coloro che ancora non conoscono questa Maison di rm, la cui storia inizia nel 1746 e ora sono alla ottava generazione, con vigneti situati nei villaggi di Dizy, Aÿ, Mareuil sur Ay e Hautvillers.

Quelli che passano da queste parti, sanno che inizio, comme d’habitude, dai prodotti basici, di ingresso, e perché no, da quelli dal prezzo accessibile a tutti, senza inseguire, a ogni costo, le cuvée top di gamma, al cui riguardo si possono raccontare sia peana, sia lamentazioni, tra mille distinguo.

Questo è il classico Champagne da (quasi) tutti i giorni, un blanc d’assemblage, le cui proporzioni variano, di poco – due punti più, due punti meno - di anno in anno; a spanne ci sono un 45 di Pinot Meunier, un 35 di Chardonnay e un 20 di Pinot Nero.
Questo flacone poi, gustato al ristorante, è risultato davvero particolare, giacchè è inusuale trovare un bsa che abbia ben quattro anni di sboccatura (ottobre 2010). Inusuale perché o a casa tua te lo dimentichi – io lo dovrei murare – o al ristò non hanno saputo/potuto proporlo. Buon per me.

Ormai ha assunto color oro, denso, con effervescenza decisamente fine, da millesimato, senza che il naso, tuttavia, presenti tratti ossidativi. Si parte bene, con freschezza a nastro. Tanti bei fruttini rossi e note di torrefazione, che fanno a ping pong – delicatamente, senza schiacciate - con un tot di agrumi (cedro maturo), albicocca e una puntuale orma minerale.

Al palato mantiene inalterate sia la freschezza, sia la suadenza della bollicina. Bocca trés gourmande e molto espressiva, che si sviluppa partendo dal registro fruttato, pulito e preciso, per continuare la partita con gli interpreti del ricamo olfattivo.
Sorso cremoso, lungo, esteso e soprattutto equilibrato, di persistenza non comune per gli Champagne di questa categoria. Mandorla, caffè e fiammate di gesso salino costituiscono il sigillo finale di un flacone durato poco, giusto il tempo di accompagnare un vitello tonnato vecchia maniera.

Qualora ci fosse ancora chi sostiene che i non vintage non reggono lunghi dégorgement, si accomodi.

Questo sconfinato pistolotto, per ribadire che la Maison è di assoluto riferimento, circa la qualità dei prodotti, a prescindere dalla sboccatura, che, nel caso specifico, certifica e avvalora il concetto, a fortiori. Poi, siamo d’accordo che Champagne di questa foggia, sono concepiti per fare i “centometristi” e si distinguono, innanzitutto, ma non solo, per la freschezza e il nostro se l’aveva mantenuta significa …che ce l’aveva ab ovo.


Circa gli altri ottimi prodotti della Casa, ci ritornerò, con calma, calice nella sinistra, tastiera à côté.

venerdì 28 novembre 2014

Aoc Champagne Cuvée n° 729 Brut s.a. Jacquesson

Sottotitolo: evoluzione, questa sconosciuta.


Quando alcune settimane fa scrissi della 728, terminavo con una considerazione sui tempi di sboccatura e sul fatto che non fosse il caso, giustamente, di attendere lustri prima di aprire un bsa, pena azzardi elevati. Sarà fortuna, con la C maiuscola, tuttavia ecco immediata la smentita.

Questa cuvée è relativa alla vendemmia 2001 per il 58% - essere ricorsi al 42% di vini di riserva illustra, con efficacia e più di tanti bla bla, il millesimo - con i tre vitigni classici, sostanzialmente in parti uguali - 34 Chardonnay, 34 Pinot Nero e 32 Pinot Meunier – dosaggio da extra brut (5 gr/l) e dégorgement nel secondo trimestre 2005 – comunque 9 anni e mezzo, mica cotiche.

Apro con un’ora di anticipo e resto letteralmente stonato da un naso freschissimo, che parla come nove fossero mesi, non anni, di sboccatura. All’inizio sensazioni freschissime, irrequiete e avvolgenti di cipria e lavanda, lavanda e cipria e null’altro. Più tardi molto gesso, pompelmo e cedro, zero note ossidative, niente miele e tutto il bagaglio di aromi confit.

All’assaggio la sua freschezza è ancora più nervosa, impaziente, ma di effervescenza affettuosa e carezzevole. La bocca non si schioda da quanto intercettato al naso: sempre cipria e lavanda, in grande rilievo, con l’aspetto agrumato sì presente, ma defilato. Impressiona la formidabile tensione acida che “obbliga”, senza soluzione di continuità, un sorso via l’altro.

Lentamente, lavanda e cipria cedono campo, a totale beneficio di uno spaccato gessoso, al cui interno si fondono, magicamente, eleganti e copiosi spunti di liquirizia.
Lunghissime, profonde, interminabili emozioni. La 729 la ricorderò così: cipria, lavanda, gesso e liquirizia. Ça suffit.


La progressione numerica continua, vedremo come andrà con la 730.


venerdì 14 novembre 2014

Aoc Champagne Blanc de Blancs Grand Cru Brut s.a. R & L Legras


Siamo nella parte settentrionale della Côte des Blancs, precisamente a Chouilly, villaggio classificato Grand Cru (solamente per i vigneti di Chardonnay), e questa è una maison di rm, che coltiva una quarantina di ettari per una produzione che sfiora le centocinquantamila bottiglie. Come succede spesso, non è indicata la data di sboccatura, ma so per certo di averla acquistata, in Francia, poco meno di due anni fa.

Nel calice è abbastanza dorato, luminoso, con ancora qualche lampo verdolino; la spuma è tanta e travolgente, ma già si intravede il fine perlage.
Molto espressivo, fin dal naso. Il disegno olfattivo, infatti, è una tela finemente dipinta da sentori di fiori bianchi – ginestra e gelsomino - e da forti tinte agrumate – arancio e cedro – , un abbozzo di pesca, una netta mandorla, con un fastoso e cesellato tratteggio gessoso-minerale.

All’assaggio è altrettanto raffinato e determinato, con quella cremosa gessosità che balza, felina, ad accaparrarsi il proscenio. Gesso, ma non solo. Tutt’altro che in posizione defilata, la connotazione agrumata con pompelmo e cedro a rintuzzare l’incedere minerale della craie.

Una fine bollicina coccola un sorso, il cui dosaggio, pur avvertibile, passa sotto traccia, in virtù di una eccellente verve acida, che modifica, definitivamente, il giudizio sulla scioltezza di beva: da altamente fluida a spasmodica e “criminale”. Bocca compatta e matura, di lunghissima e interminabile eleganza, con sfumature di liquirizia e mandorla che si diffondono nel mare gessoso.


Gli stilemi dello Chardonnay di Chouilly a sublimare il mio fuà grà.

domenica 24 agosto 2014

Aoc Champagne Cuvée Brut 1er Cru Gastronome 2006 Pierre Gimonnet & Fils

- By Dj Il Duca -

Il Gastronome è un 100% Chardonnay, proveniente da diversi vigneti, sia Premier che Grand cru, della Costa dei Bianchi, che affina tre anni sui propri lieviti, dosato a circa 8 gr./l. - si sente - e sboccato nel 2012.

Nel calice, un paglierino carico e brillante, con effervescenza non finissima.
Il ventaglio olfattivo, abbastanza fresco e spigliato, attacca con una bella nota di brioche e burro, mista a un quadro floreale, molto delicato, di glicine e camomilla, cui si aggiunge la parte fruttata – mela, pesca bianca e limone - un tocco di nocciola e non troppa mineralità.

All’assaggio dimostra buona freschezza, con bollici(o)na esuberante e, a momenti, ardita.
L’ho trovato monocorde, con il sorso prigioniero dell’aspetto citrino, del quale, neanche più tardi, accennerà a liberarsi, per intraprendere l’iter dell’ampiezza del frutto e della mineralità. Senza dubbio, il dosaggio – avvertibile ben oltre l’indicazione maison – ha fatto il resto.

Dice, ma allora non ti è piaciuto. Ni.
Olivier Gimonnet mi disse, quando gli feci visita due anni fa, che il suo intento, circa il Gastronome, era di coniugare ricchezza e complessità di un millesimato, mantenendo, nondimeno, freschezza e giovinezza di un sans année.
Questo flacone è rimasto in mezzo al guado, senza confermare, pienamente, i buoni propositi di monsieur Olivier e rivelandosi un millesimato che si fa preferire all’aperitivo.

http://vinondo.blogspot.it/

venerdì 1 agosto 2014

Aoc Champagne Blanc de Blancs Extra Brut s.a. Pierre Peters

- by Dj Il Duca -

Si veste d’oro, debole, con lampi verdi.
Bollicina abbastanza fine, regolare e persistente
Il primo impatto con le narici è que Mesnil, la craie pura di Mesnil. Quella, per capirci, che quando scorrazzi per vigneti ti abbaglia e sa sedurti. Gesso, gesso e ancora gesso. Dopo sale anche il resto, dai fiori bianchi (pochi) agli agrumi e alla frutta – lime e mandarino, pesca e mela – dagli aromi di panificazione a squisiti cenni di mandorla. Tutto, sia chiaro, sotto l’attenta regia della mineralità, che distribuisce pesi e misure.

In bocca? Avete presente un pattino che sfregia il ghiaccio? Centrato. Dritto e aitante, con una vivace spinta acida. La mineralità gessosa occupa e “perseguita” il palato, placando l’emergere del frutto.
E’ lo stile affilato – la droiture - di questa Maison, che può piacere, ma anche no. A me garba una cifra.

Chiude fresco e iodato, concedendo qualcosa circa la lunghezza e la persistenza, per la verità, un po’ sbrigative e sbarazzine. Provatelo con le ostriche.

giovedì 26 giugno 2014

Aoc Champagne Blason Rosé Brut s.a. Perrier-Jouët

- by Dj Il Duca -

Il rosé, non millesimato, di oggi – 50 Pinot Nero, 25 Chardonnay e 25 Pinot Meunier - è chiamato, per la sua lavorazione, rosé de melange; vale a dire, nella fase di assemblaggio della cuvée e prima della presa di spuma, viene aggiunto del vino rosso, che, nella fattispecie, si aggira intorno ai 12-15 punti percentuali.

Sboccatura, come si conviene a molti, troppi, in Champagne, non riportata. Posso solo dire che la boccia sostava da oltre un anno nella mia cantina e, visto il tappo, direi che un altro annetto in negozio, da Madame Salvatori, ad Epernay, se l’è fatto, di sicuro.

Nel calice è rosa scarico - ora più modaiolo descriverlo color buccia di cipolla - ma ci sta anche bene dire di un bel ramato, sempre scarico. L’effervescenza è tantissima e duratura, con carbonica assai fine e persistente.

Al naso una notona – ahimè - dolce che accompagnerà, praticamente, tutto il viaggio, assai breve del flacone, dal bicchiere alla gola. E qui vi ho già svelato, subito, della facilità, o fragilità, di beva.

Sotto questa dolcezza, si intravede un bel frutto che va dal ribes maturo, all’arancia rossa, da un tocco di chinotto ad intensi cenni di rosa e tanta cipria. Poca mineralità e una righina di speziatura chiudono il quadretto.

Il palato – di bolla finissima - rotondo, abbastanza fresco e vinoso, riprende la linea olfattiva, con il suo seguito di dolcezze che, talvolta, coprono la piacevolezza del floreale e dei frutti rossi. Qui - vado a spanne - si dosa intorno ai, presumo 9barra10 gr./l. e senz’altro, anche una acidità non formidabile, fatica a tenere al guinzaglio la liqueur, ancorché, a tratti, le dolcezze iniziali del sorso siano bilanciate da note finali piacevolmente amaricanti.

Termina non molto lungo e con discreta persistenza, tuttavia, come ricordato, con frenetica bevibilità.

Avrei preferito un po’ meno dolcezze, anche se un po’ lo avevo previsto e tutto sommato, l’abbinamento con insalatina tiepida di polpo del Mare Nostrum, patate del mio orto e olio evo biologico grossetano, si è rivelato tutt’altro che peregrino.

Se siete in zona conquista “quota rosa”, come la chiama Marco 50&50, lo suggerisco perché, ne sono certo, la privilegiata saprà apprezzare. Poi toccherà a voi, amanti degli orizzonti verticali, portarla, poco alla volta, su sentieri più ruvidi ma, sia chiaro, senza metterla in pericolo. Questo, nondimeno, è un altro paio di maniche.


sabato 21 giugno 2014

Aoc Champagne Blanc de Blancs Brut s.a. Fournier Thierry

By Dj il Duca

Ci troviamo a Festigny, piccolo villaggio della Vallata della Marna e questo Champagne di récoltant è Chardonnay in purezza.

E’ dorato con riflessi verdolini e spuma sì esuberante, ma lesta.
Al naso si percepiscono note burrose, fiori bianchi, pera, pesca e un tocco di nocciola.

Entra abbastanza secco, con carbonica non propriamente finissima, considerando che passa tre anni sui lieviti. Ritrovo verosimiglianza con gli aromi del profilo olfattivo. 

Ha buona acidità, altrettanta struttura e piacevole freschezza, con un dosaggio sensibile che, tuttavia, non pregiudica, assolutamente, una beva disinvolta. Un po’ breve e di discreta persistenza, con finale caratterizzato da sapida mineralità.


Una boccia da aperitivo, spendendo, negli iper francesi, anche qualche eurino in meno dei nostri metodo classico entry level.

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venerdì 13 giugno 2014

Aoc Champagne Extra Brut s.a. «Les Béguines» La Closerie

by Dj Il Duca

Gueux, Montagna di Reims.
Un solo vigneto, poco più di due ettari.
Una sola parcella, Les Béguines.
Un solo vitigno, Pinot Meunier.
Una sola annata, 2009 nel mio caso, non rivendicata in etichetta.
Solo legno, botti e barriques usate.
Un solo uomo, Jérome Prévôst che, nel 1987, riprende la vigna della nonna materna e inizia a vinificare nel 1998 e fino al 2004 a casa di… un certo personaggio di Avize, al secolo Anselme Selosse.

Nel bicchiere è oro luccicante e luminoso, con perlage fine e inarrestabile. Al naso è freschissimo, ricco e di fitta complessità. Balzano alle narici aromi intensi e croccanti di crosta di pane, che mi riportano a quelli, precisi, che sprigionava il vecchio forno a legna del mio panettiere intento a sfornare le pagnottine ed io, piccolino e in calzoncini corti e sandali, ad attendere un suo cenno, per poter gustarle in tutta la loro fragranza. Si continua con tocchi floreali di camomilla e violetta, un bell’agrume e una ciliegia rossa, un filo di miele, la nocciola tostata e un poco di pepe. Tutti questi elementi legati insieme, a doppio filo, da una pressante carica minerale.
Ovvero dell’eleganza e dell’ampiezza.

Al palato è seta, a partire dalla bollicina - affettuosa e carezzevole – con affinità al culmine con i riscontri olfattivi. Molto cremoso e filante, impressiona per freschezza e profondità, equilibrio e verticalità. Con il legno ben integrato – e se ve lo dico io che sento segherie a kilometri di distanza - , la bocca è nelle mani, salde, di una lama minerale che infonde precisione ad un sorso elettrizzante e privo di caratteri ossidativi, con finale intenso di caffè e nocciola e di persistenza incroyable.

Il Pinot Meunier, vitigno grezzo, da taglio per antonomasia e assai raramente vinificato in purezza, trova qui, chez Prévôst, la sua ragione d’essere “solo”. La prova, provata, che questo vitigno, nelle mani giuste - col manico appropriato - non risulti così goffo e villano come qualcuno sostiene, ma possa riservare grandi soddisfazioni.


L’allievo supera il maestro? Sei mila flaconi, di non facile reperibilità, a metà prezzo di quello Iniziale.















domenica 25 maggio 2014

Aoc Champagne Grand Brut s.a. Perrier-Jouët

- By Dj Il Duca -

Il Grand Brut - il “classico” di casa Perrier-Jouët - scaturisce dall’unione di 40 Pinot Nero, 40 Pinot Meunier, 20 Chardonnay, con un 12/14% di vini di riserva.
L’ho dimenticata, di proposito, un paio di anni in cantina - ora trovate la nuova etichetta - chè mi piace quando le bollicine, anche non millesimate, hanno fatto un po’ di vetro.

Nel calice è dorato e luminoso, con effervescenza fine e regolare.
Naso molto espressivo e promettente che sprigiona subito freschezza, crosta di pane e profumi di pasticceria, tocchi vegetali – un bel timo – e fruttati - agrume e mela – e sullo sfondo miele, note speziate e venature minerali.

Il palato conferma la freschezza, la vivacità e la simmetria olfattiva. Molto cremoso e tropicaleggiante, agrumato e finemente speziato. Grande equilibrio, spiccata acidità, beva davvero invitante e persistente, con un finale molto minerale, perfezionano un assaggio assai convincente.


Un classico che mi piace sempre.

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lunedì 21 aprile 2014

Aoc Champagne Grand Cru Brut 1999 Pommery

- by Dj Il Duca -

Come da tradizione, prodotto con sole uve provenienti da villaggi Grand Cru della Côte des Blancs e della Montagne de Reims, per un assemblage, di perfetto equilibrio tra Chardonnay e Pinot Nero, che sconta una permanenza di sessanta mesi sui lieviti, tutto sotto l’attento controllo dello Chef de cave, Thierry Gasco.

Il calice si colora di oro intenso e bagliori verdi e ti cattura l’effervescenza, fine e prolungata, con spuma abbondante e molto cremosa.
Al naso balza l’eleganza espressa dalla bacca bianca, con tocchi floreali e penetranti scorze agrumate, cui si sommano note biscottate, vigorosi profumi di miele, c’era d’api, zafferano e un’affilata trama minerale.


La bocca, fine e delicata, è imperniata sulla freschezza e sulla cremosità, con inquadratura precisa delle sensazioni olfattive. Finezza e struttura si fondono armoniosamente, con bella tensione tra la verve acida e la spalla del Pinot Nero, che assurge, poco alla volta, a ruolo dominante. Chiude ampio, slanciato e persistente, su cenni minerali, con concreti ritorni di zafferano e agrumi canditi.

sabato 12 aprile 2014

Aoc Champagne Les Murgiers Extra Brut s.a. Francis Boulard

- by Dj Il Duca -

Lo chiamerò Monsieur Boulard, giacché qualcuno ritiene che raccontare di persone riportando solo il (primo) nome sia un modo, subdolo, per arrogarsi e rivendicare chissà quali fantasiose frequentazioni e amicizie, una specie di captatio benevolentiæ. Bene, chissenefrega.
Ho conosciuto – siamo conoscenti, almeno fino a quando lui si ricorderà di me, va bene cosi? – Francis a Vini di Vignaioli 2012, ancorché bevessi già da prima i suoi vini, infatti lo scorso luglio ne scrissi.

Francis è un burberone (all’apparenza), che quattro anni fa, lasciò l’azienda di famiglia e, seguito dalla figlia Delphine, prese la strada in solitaria, creando un domaine tutto suo. Ora coltiva tre ettari, nella Montagna di Reims, quasi completamente certificati biologici, con la pratica della biodinamica in vigna. I suoi vini sono tutti molto dritti, poco o punto dosati e costituiscono vera espressione del terroir.

Francis è chiaro, già dalla retroetichetta. Les Murgiers è un blanc de noirs, Pinot Nero e Pinot Meunier, le cui percentuali, non indicate, risulteranno più esplicite e leggibili al naso e all’assaggio. E’ un millesimato 2007, non rivendicato, che ha svolto malò, passaggio in legni vecchi, oltre 5 anni sui lieviti, sboccatura 27 settembre 2013 e dosato a 5 gr./l.

Oro intenso e luminoso alla vista, con effervescenza fine e costante.
L’olfatto è subito timbrato da freschi aromi di pasticceria da forno – biscotto e brioche – tallonati da sentori di lime e pesca e una sincera impronta vegetale di timo e salvia. Ad una successiva roteazione, spuntano le spezie – cannella e noce moscata – con il risvolto minerale che inizia la rincorsa verso il trono.

La bocca, freschissima e integra, è testimone speculare dello spettro olfattivo. Molto equilibrata e complessa l’espressione aromatica, con pochi rimandi tropicali e molti di sottobosco, con la sapidità minerale che si impone a tutto campo. Sorso tagliente, quasi da non dosè, con fine trama speziata a fare da corollario. A naso, e in bocca soprattutto, dico molto più Pinot Meunier che Pinot Noir. La progressione di beva è incalzante al punto che l’assaggio è durato pochissimo e si è imboccata la strada, senza ritorno, del tracanno… (ir)responsabile.


Chiamatelo come vi pare, nom ou prénom, ma assaggiate i suoi vini.

domenica 30 marzo 2014

Aoc Champagne Blanc de Noirs Brut s.a. Fleury


- By Dj Il Duca -


Pinot Nero in purezza per un oro d’antan nel calice, con una fine e persistente bollicina. L’impianto olfattivo è ricco, intenso e affascinante. Si dichiarano, in splendida forma, note di panificazione, fruttini rossi di bosco – lampone, ribes e fragolina – intrecciati da affermati sentori di agrumi – cedro e mandarino – all’interno di una cornice minerale di gran definizione.

Tutta questa ricchezza e complessità, trova abbondanti e convincenti conferme al palato. Bocca freschissima e profonda, equilibrata e cremosa, che riprende, accuratamente, il resoconto olfattivo, enfatizzando l’orditura tra espressione agrumata e minerale, con rimandi di speziatura dolce. Sorso strutturato e di gran pulizia, con persistenza di gran classe, da fuoriclasse.
Stratosferica l’accoppiata con risotto al nero di seppia.


Fleury non sbaglia, così come voi non sbaglierete nel sceglierlo.