- del Guardiano del Faro -
Non era la prima volta che
entravo al Relais Louis XIII. Ma di esperienza ne avevo pochina per potermi
permettere di affrontare ad armi pari un
forbito dialogo nella lingua di Molière con quel formidabile sommelier che nella
profonda cantina bunker difesa da sistemi di allarme collegati con la Gendarmerie custodiva
preziosi flaconi che risalivano fino al 1789. C’erano anche dei quadri del
medesimo periodo laggiù, e anche di un periodo successivo, quello degli
impressionisti più famosi, quelli che non c’erano né al Louvre e neppure all’Orangerie.
Per contro, di cucina pensavo di
capirne un po’ di più che di vini o di vera arte in quegli anni, e quindi che ci fosse in
cucina Manuel Martinez con appuntate al petto due stelle Michelin o qualcun
altro non mi dava particolare emozione. Ma evidentemente la mano di M&M non
passò inosservata a Claude Terrail, e quindi M&M venne chiamato a suonare
il piano a la Tour
d’Argent per molti anni prima di rientrare nei fascinosi ambienti del numero 6
de Rue Grands Augustins.
Questo per dare un senso al
discorso, che ovviamente vuole allacciarsi senza veli superflui alla manifestazione,
all’evento, all’impresa teatrale che grazie al naso e ai palati più nobili
d’Italia ha eletto i migliori 50 vini d’Italia, con un focus ben puntato sulla
comunicazione internazionale, come dire: voi in Italia lo sapete, ma all’estero
forse no, e allora ci pensiamo noi a dirglielo.
In quel momento l'italian wine-web ha avuto un sussulto, ho sentito tremare parecchie scrivanie, poi si è andati tutti a dormire e così non ci son stati pugni spari grida e botte, e anche grazie ad un buon sonno non gli ha sputato in un occhio quasi nessuno - in fondo ci saranno i link - ma certamente la carta stampata magnificherà l'evento epocale fregandosene e sottovalutando la ribelle marea montante web.
Il sommelier del Relais Louis XIII, secondo me per
lusingarmi e non per altro, mentre mi mostrava le meraviglie di cantina, mi invitò
a fine giro a bere un calice di Cognac da bottiglia soffiata e con tanto
di fregio Napoleonico, originario
probabilmente da uve Ugni Blanc, da noi chiamato Trebbiano.
Il suo scopo, in carenza di
comunicazione affidabile se non quella cartacea, era di carpire ai clienti
stranieri che si sedevano al tavolo le migliori informazioni possibili relative
ai vini che venivano prodotti nei rispettivi paesi. Chiaro che con gli italiani
si divertiva di più che con i belgi, gli olandesi o con gli inglesi, e che
quindi li ascoltasse comunque tutti les italiens.
Il suo progetto? Perché ci vuole
un idea, uno svolgimento, degli interpreti ed infine un obiettivo per mettere
in piedi un progetto, possibilmente sensato. Il suo progetto, abbastanza avanti
devo ammettere oggi, era di realizzare una carta dei vini dove ci dovessero
entrare ( a Parigi ) dieci vini di ogni paese che facesse parte della Comunità
Europea. Sto parlando del 1987. Quest’uomo aveva una mente telescopica.
E fu così che mi mise davanti al
naso un bloc notes ed una penna e mi chiese quali, secondo me, fossero i
migliori dieci vini italiani. Non specificò la tipologia, tanto per lui era
uguale, lui voleva sapere solamente quali fossero le eccellenze secondo me. Poi
se le sarebbe avvicinate lui con la sua lente focalizzante.
Siccome ho la mente abbastanza
schematica, e sono pure ragioniere come aggravante, pensai addirittura a
diversificare i dieci nomi per categorie. Ma quali potevano essere dieci vini
italiani da mettere in carta a Parigi nel 1987?
Con quel poco che avevo messo insieme di esperienza azzardai una selezione
di cui mi tenni copia, e che qualche anno fa riaffiorò dalla polvere di un
cassetto.
Oggi posso solo andare a memoria, ma sicuramente
la bollicina era una: la
Riserva del Fondatore Giulio Ferrari. Dei bianchi degni dell'Europa? Un bel
problema, allora come oggi, ma andavano forte i friulani, forse perché gli alto
atesini non erano molto interessati a farci scoprire le loro appuntite meraviglie, e quindi sicuramente sarà stato Jermann : Vintage Tunina. Rossi? Facile: Gaja,
Conterno, Conterno, Giacosa, Sassicaia e Biondi Santi. Dolci? Toscana, Vin Santo, forse già Avignonesi, e
poi un Picolit, ma ora non ricordo qual’era il nome più gettonato, ed infine un
vecchio Marsala.
Oggi per fortuna la scelta
sarebbe molto più ampia, il clima si è riscaldato, il vino adesso lo fanno
anche gli inglesi, tante cose insomma; farei veramente fatica a spiegare a quel
sommelier che il miglior vino italiano nel 2012 è un bianco abruzzese.
- gdf 2012, il vostro cameriere on-line -
Non sono bravo a mettere i link nella elegante maniera con cui servo il Martini, quindi li potrete trovare comunque senza troppa fatica cercando da Ziliani, sul Gambero Rosso, su Intravino, su Scatti di Gusto, da Lucianone Pignataro e chissà dove ancora. Non ci sfugge niente a noi sul wine-web... Ma il Direttore, bruta logia vaca porca, il nostro palo, ma dov'è ?


