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| Adesso vi gonfio |
gdf
Di certo c'è che sono diventati molto
pochi, e in proporzione ancora meno. Erano il 10% della nazione italiana
negli ’80 così come nei ’90, e non tanto meno negli anni ’00. Il crollo è
successivo, ed oggi la percentuale si ferma non lontano dal 3%.
Per una
regione che dovrebbe puntare sul turismo di qualità si tratta di uno schiaffo di dritto che neanche un Fognini incazzato spacca racchette. Erano 169. Sono 329. Erano 17/18, saranno a novembre 9 o 10 ?
La metà parziale sul territorio regionale mentre si è raddoppiato il totale nazionale. Va in contro tendenza costante la regione del boomerang, per forma e autolesionismo, non so quanto involontario, perché non credo che i risultati pratici rivoltatisi in negativo siano frutto di incapacità tecniche. Immagino che quanto certificato dalla Michelin (volendo prendere questo marchio come riferimento) sia la conseguenza della miopia negli investimenti, dei tanti denari guadagnati in tempi buoni e non reinvestiti nel settore che li ha prodotti. Rifacendo i bagni, sistemando o ridipingendo una facciata, rimodernando un'offerta gastronomica, costruendo un piccolo dehors, svecchiando i menù, adeguando i prezzi al mercato ...
Forzandosi di convincersi l'un l'altro che andava già bene così, si sono conciati così, a causa dell’incapacità di mettersi al passo con i tempi, di mantenere l’aderenza territoriale, perdendo il contatto con i clienti abituali o comunque residenti, sapendosi porgere raramente in maniera adeguata e gradita sia agli indigeni quanto ai foresti.
Per carità, anche i motivi famigliari hanno inciso, ma per andare così in contro mano e verso il basso nei confronti del panorama nazionale in crescita ci vuole ben altro che qualche cambio generazionale mancato come un passaggio di testimone in una 4x100.
Lo spuntino per passare
un’oretta diversa me lo trovo servito su un vecchio libro dedicato allo
“storico” di tutti i ristoranti tre stelle Michelin di Francia edito da Grund.
L'autore (Jean-Francois Mesplède) scrive appassionatamente di tutti i tristellati antecedenti il 1998. In fondo al volume chiosa curiosamente
su un aspetto che incuriosisce come una visita ad un cimitero monumentale.
Forzandosi di convincersi l'un l'altro che andava già bene così, si sono conciati così, a causa dell’incapacità di mettersi al passo con i tempi, di mantenere l’aderenza territoriale, perdendo il contatto con i clienti abituali o comunque residenti, sapendosi porgere raramente in maniera adeguata e gradita sia agli indigeni quanto ai foresti.
Per carità, anche i motivi famigliari hanno inciso, ma per andare così in contro mano e verso il basso nei confronti del panorama nazionale in crescita ci vuole ben altro che qualche cambio generazionale mancato come un passaggio di testimone in una 4x100.
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| Regione Liguria, visione d'insieme |
Nel Père Lachaise di fine
testo si trovano lapidi e reliquie relegate al sotto titolo di "cosa sono adesso" quei luoghi che furono insigniti di tanta gloria, ora privati anche
dell’insegna. Ora c'è una banca, un coiffeur o un chocolatier ... etc. Pratico lo stesso sport regionalmente, accontentandomi di riferimenti più bassi -una o due stelle- senza neppure dovermi
spostare dal faro, semplicemente visualizzando dalla terrazza luoghi che conosco. Alcuni sono
stati trasformati in altri esercizi dediti alla somministrazione di alimenti di fascia basica,
altri sono semplicemente chiusi. Chiusi e lasciati così, vuoti o semivuoti.
C’è un caso che però non
riesco a focalizzare bene, e così sono costretto a scendere dal faro per andare
a fare qualche domanda in giro, un giretto di non più di tre chilometri. Si
chiamava Pesce d’Oro, e mi dicono che di stelle ne vantasse addirittura due, ma
l’esatto indirizzo quasi nessuno è in grado di indicarmelo.
Entro in un bar di quartiere. In alto, su vecchie mensole polverose scorgo un'impressionante collezione di bottiglie di Gaja e di Biondi e Santi degli anni '60. Forse sono vicino alla risposta, forse è diventato un bar quel ristorante? Un anziano appoggiato al banco fuma il sigaro spento e beve un Pastis. Lo disturbo con un una domanda sul tema. Per tutta risposta mi dice che il bar non c'entra, anche se forse quella collezione proviene da là, da dove si glorificava al meglio il pesce del mercato di Sanremo.
Ma dove c'era il Pesce d'Oro, secondo lui adesso c’è un gommista. Veramente? Un gommista? Forse ci siamo; cerco su una vecchia edizione della rossa. Finalmente ho l’indirizzo. Di stella ne era rimasta una sola in quell'edizione di fine anni '80, ma finalmente adesso ho l’indirizzo esatto. Posso proseguire a piedi e andare a verificare di persona.
Entro in un bar di quartiere. In alto, su vecchie mensole polverose scorgo un'impressionante collezione di bottiglie di Gaja e di Biondi e Santi degli anni '60. Forse sono vicino alla risposta, forse è diventato un bar quel ristorante? Un anziano appoggiato al banco fuma il sigaro spento e beve un Pastis. Lo disturbo con un una domanda sul tema. Per tutta risposta mi dice che il bar non c'entra, anche se forse quella collezione proviene da là, da dove si glorificava al meglio il pesce del mercato di Sanremo.
Ma dove c'era il Pesce d'Oro, secondo lui adesso c’è un gommista. Veramente? Un gommista? Forse ci siamo; cerco su una vecchia edizione della rossa. Finalmente ho l’indirizzo. Di stella ne era rimasta una sola in quell'edizione di fine anni '80, ma finalmente adesso ho l’indirizzo esatto. Posso proseguire a piedi e andare a verificare di persona.
Si, André Michelin ne andrebbe comunque fiero, lui che si inventò quello che è riconosciuto come il più grosso
colpo di marketing dello scorso secolo ci aveva già pensato dalle prime edizioni ad indicare quali fossero i luoghi migliori dove l’automobilista
potesse sostare per un pasto dignitoso, ma contemporaneamente indicava anche
quali fossero le stazioni di servizio e le officine dove l’automobilista
potesse eventualmente ricevere assistenza. Elettrauto, meccanico, autoricambi ed eventualmente gommista, basta ordinarle. Ecco, questo è
diventato il Pesce d’Oro, in perfetta coerenza con il pensiero del fondatore
della Guida Michelin.
gdf
P.s. torno a distanza di mesi in quel quartiere, per andare a bere un caffè in quel bar dove si esponevano i millesimi degli anni '60 di Gaja e di Biondi e Santi, così, per curiosità. Bha, magari li venderanno? No. Anche il bar nel frattempo ha tirato giù le saracinesche.
P.s. torno a distanza di mesi in quel quartiere, per andare a bere un caffè in quel bar dove si esponevano i millesimi degli anni '60 di Gaja e di Biondi e Santi, così, per curiosità. Bha, magari li venderanno? No. Anche il bar nel frattempo ha tirato giù le saracinesche.


