martedì 17 gennaio 2017

E non chiamatela più Pizzeria !


 - del Guardiano del Faro -


Non chiamatela pizzeria, anche se a tratti netti, di pizzeria di alta qualità si tratta, tra le migliori della Regione e, dove le pizze seguono un protocollo di preparazione clinica.

Il metodo Vitala prevede una lavorazione che nulla lascia all'improvvisazione e il risultato nel piatto è veramente notevole, così come lo sono gli ingredienti impiegati per i mix di farciture, non solo tradizionali.



Ma la passione di Luca Bertora -detto il Pirata di Laigueglia- per il forno e per le paste lievitate va ben oltre, a partire da una focaccia deliziosa preparata con farine alternative, proseguendo su pani e grissini che esplorano sentieri polverosi poco battuti; e per finire su, in alto, addirittura confezionando da zero quattro diversi tipi di panettoni, cotti in forno a legna.


Molto lavoro, ma tanta cura nelle scelta delle materie prime non si ferma al comparto "da forno" e si rivolge anche alle paste fresche, anche ripiene, e soprattutto si dirige verso l'esplorazione dei fondali marini più profondi, da cui pescare crostacei, pesci, molluschi e ogni cosa commestibile nascosta là sotto.


Il locale è noto, anche ai colleghi e agli addetti ai lavori, proprio per la qualità e la freschezza del mondo ittico impiattato, ma ora Luca e Giada vorrebbero andare oltre, proponendo anche una linea gastronomica d'autore. Ci sono pure i confidenziali prodotti della terra da valorizzare, quindi non sembra mancare nulla per fare il salto della trincea che separa una cucina materica da una d'autore, attrattiva quanto riconoscibile.

Il locale lavora già molto, così, ma sul tema gastronomico non ne mancherà di altro lavoro da sviluppare, partendo con la mente libera da condizionamenti di esperienze precedenti, sulla strada impervia del cuoco autodidatta, ruolo che in Italia è sempre stato coperto da personaggi che dal nulla hanno ricavato tutto. 

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"La Pirateria è attività illegale, esercitata da marinai contro corrente. Contro quella corrente un Guardiano del Faro può solo tenere d'occhio la situazione, anche da abbastanza distante, ma non abbastanza da non poter lanciare messaggi di luce abbastanza visibili ."

Il menù consultabile anche all'esterno, in zona bevitori e fumatori 



Boiserie 

Buonissima focaccia prodotta con farine "deboli". 

Notevole quello scuro, con farina di riso nero

Appena rilasciato dalle Cantine Ferrari, ma già ben maturo, pret à boire.
E' la scelta del Pirata

Una "corretta" acciughina farcita e fritta. 

Ben riuscito questo mini sandwich di farina di riso nero (in parte) farcito da una convincente battuta di"catalana" di gamberi. Gold Finger.

Così ogni vino può essere servito al bicchiere 

Virtuosismo di pizze: metà marinara con acciughe e l'altra: Taggiasca ... 



Una rarità: l'Aguglia imperiale in tartare con carciofi e cime di broccolo romanesco


Una provocazione ben riuscita, marinando un calamaro di qualità sublime con arancio, profumo di cannella e due gocce di Tabasco. Tartare completata con gocce di peperoncino dolce. Il dolce, tema caro a questo Pirata della Vergine, accompagnato in questo viaggio da una sirena di Giada.

Qui invece il "dolce" prevale un po' troppo.
Il Guardiano dell'acido amaro rimane in imbarazzo di fronte a questo filettino di palamita bardato di finocchietto e cotto il giusto, al rosa, ma quelle scure non sono olive ma bensì trattasi di uvetta. Uvetta e pinoli. Ci potrebbe stare, con un lavoro sotterraneo, cercando un contrasto di acido amaro. 

Qui l'acidità ostentata non serve, e neppure l'amaro. Colagreco docet.
Questo è un piatto lussuoso, degno di una grand table provenzale. Cottura al vapore per:
scampone, trancio d'aragosta, gambero, blocco di branzino e calamaretti in fine crema di carciofi, olio nuovo e briciole di nocciole delle Langhe. Quenelle di Prescinseua a donare quel tocco di acidità laterale gradita 

Semplicemente polpo in padella al cipollotto su crema di ceci. Vicino c'è una bugia infantile, quella croccante che anticipa il Carnevale 

Ecco, questo potrebbe veramente diventare un pre dessert in un menù degustazione per nulla scontato.  Mousse di foie gras, St.Jacques arrostita, riduzione al Porto e panettone maison ...

 Veliero inespugnabile anche per un Pirata. Qui non si sbaglia.
Raviolo di carciofo, bisque di gamberi e ... gamberi

Sapidità importante di mare e di terra nel cremoso tortino di baccalà farcito di crema di patate al tartufo bianco -dentro e fuori- spinacino e tegola di parmigiano. 

Talento per il comparto dessert, dove i dolci sono perfino meno dolci di alcuni piatti salati.
Millefoglie spezzata alla frutta, dove il limone incide positivamente 

Tiramisù a bassissimo contenuto di zucchero 

Quelli che hanno un accento inglese ma che mi sono simpatici lo stesso 

Tutti buoni questi: pane dei marinai, panettone al pistacchio, ai marroni e cioccolato; e classico.
Li fa tutti lui: il Pirata, nel forno a legna! 

Un cin cin di buon auspicio tra un Pirata e un Guardiano del Faro


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lunedì 16 gennaio 2017

Il guardiano dell'anno 3000



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Signore e Signori. Pronti all'imbarco. Si parte dall'anno 3000 e si torna indietro, in viaggio verso l'archeologia spaziale, dove sono stati rinvenuti questi reperti appartenenti ad una civiltà di cui si sa poco, perché poco ha lasciato alle sue spalle. Questa inciviltà che abbiamo davanti.

E' rimasta terra, pietra dura o tenera, sabbie, acque dolci e salate, metallo, vetro, legno, vento, foglie, petrolio e sui derivati. Tanta plastica. Resta da capire di cosa si nutrisse questa civiltà che un tempo visse in maniera scriteriata su un pianeta che doveva essere straordinario ma di cui è rimasto sola una macchia scura. Neanche una scatoletta di Campbell'soup ci hanno lasciato.

il guardiano dell'anno 3000 by Elio Markese




































I Tesori dell'anno 3000 - di Elio Markese -

Il Risveglio delle coscienze.


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domenica 15 gennaio 2017

Quel Pirlotto di Arenzano


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Questo mi mancava. Proprio mi mancava. La focaccia col formaggio di Recco, il pandolce genovese, i baci di Alassio, la sardenaira di Sanremo, i canestrelli di Taggia, il chinotto di Savona, la torta Sacripantina di Genova, la focaccia di Voltri e adesso il Pirlotto di Arenzano.

Tre ingredienti e qualche aroma: il profumo di fiori -credo d'arancia- ci sta proprio bene. Farina di mandorla dolce, albume d'uovo e poco zucchero. Nessuna farina. Tenero, morbido, gustoso, sobrio. Nessun eccesso, salvo un po' il prezzo. Sui 22 euro al kg son palanche, ma dopo l'assaggio si possono digerire.

L'aziendina -che immagino assai artigianale leggendo la scadenza scritta a mano - produce anche altre cose piuttosto originali come l'olivotto, biscotto all'olio d'oliva senza burro e senza uovo, quindi vegano, e altri prodotti da forno attrattivi. Questi qui






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sabato 14 gennaio 2017

Gaston Chiquet Champagne Special Club 2007


Direttamente dal Club Trésors de Champagne - a oggi, una trentina di rm - ecco la vendemmia 2007 firmata Chiquet, una cuvée d’assemblage - 30% di Pinot Nero e 70% Chardonnay – da vigne di 30 anni, su suoli argillo-calcarei, dai villaggi di Mareuil sur Aÿ, Hautvillers e Dizy; vinificazione parcellare, malò svolta, almeno 6 anni sui lieviti e sboccatura giugno 2014.

Parte freschissimo, con qualche nota tostata di troppo, ma che si dilegua in fretta, liberando, immediatamente, intense note di agrumi e pesca, mela e susina, con cenni di thé e frutta secca. E’ tuttavia la forte dimensione gessosa, che si rivela essere, in sintesi, il carattere trainante del profilo olfattivo.

In bocca, l’espressione aromatica, non di razza, confermandosi ampia e di generosa convergenza. Sempre in prima linea la timbrica gessosa, qui arricchita da inserti di nocciola, con il ritorno della frutta, anche esotica.
Sorsi equilibrati, sostenuti da significativa spina acida, la cui carenza di complessità, tuttavia, ripensando al millesimo, non mi ha colto impreparato.

venerdì 13 gennaio 2017

Non è un'Associazione

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Leggo e riporto quanto apparso ieri su Reporter Gourmet a firma dell'amica Alessandra Meldolesi. Solo per precisare che seguirò i progetti di questo che non è altro che un bel gruppo di lavoro, un gruppo di amici che si impegneranno in iniziative relative al food & design. Tutto qui, non esiste e non esisterà nessuna Associazione, solo un gruppo di amici e professionisti che faranno cose nuove, etiche, logiche e golose. Nel Diritto un'Associazione è altro. E si chiama Gold Finger, non Golf Finger. Nessuno di noi che io sappia sa mettere una palla in buca con una mazza ;-)

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"Dopo l’addio di Flavio Costa, trasvolato in Piemonte, sarebbe un’altra grave perdita per una regione che pure mostra imprevedibili segni di vitalità, vedi la nuova associazione che riunisce giovani cuochi non stellati come Davide Cannavino, Enrico Marmo, Manuel Marchetta, Emanuele Donalisio e lo stesso Matteo Badaracco, candidati al rilancio a partire dall’evento in agenda a maggio, la cosiddetta “operazione Golf Finger” dedicata al food design “alla mano”. Da Reporter Gourmet


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