G.The Pharmacist
alla ricerca delle emozioni lungo le strade asfaltate e non: del vino, del cibo e della musica
mercoledì 13 giugno 2012
Bossmanìa, ovvero il brand che fa molto figo
In questi giorni la Bossmania impazza…non dico solo tra noi
Brucestrippati che vivrebbero a flebo di Born To Run e Darkness, ma parlo di
utenti medi o addiritttura medio molto
bassi, che da Tizianofero da Latina e Blasco nazionale son approdati, folgorati
come novelli San Paolo sulla Via di Damasco, al verbo Springsteeniano. Ora è una
situazione su cui vale la pena spendere due parole: a Bruce Springsteen, alla sua
musica non si arriva per caso, soprattutto in questo periodo ed in Italia, almeno
a mio modesto parere. La sua musica è stata per molti di noi qualcosa che ci ha
accompagnato durante questi anni, che ci ha fatto piangere, a volte, crescere, dato
la forza di superare momenti particolari, penso a certe canzoni, al loro
significato, arrivata quando già si aveva
un background musicale di tutto rispetto, cosa che assolutamente manca al giorno
d’oggi, sia nei giovani, ma soprattutto nei già un po’ meno giovani che hanno il
retroterra di cui sopra. Molti della mia generazione, me compreso, ci sono
arrivati negli anni’80 quando Born In The Usa faceva esplodere San Siro per la
prima volta, correva di grazia il 1985, la generazione precedente aveva visto la
Luce a Zurigo 1981. Questo per dire che per quello che Springsteen e le sue
canzoni hanno rappresentato e continuano a rappresentare nella mia e nella vita
di coloro con cui sono sintonizzato, provo un po’ di irritazione a vederlo relegato
al ruolo di “brand che fa molto figo”con i social network invasi da foto di
improbabili personaggi che c’erano sì a San Siro, ma che Rosalita probabilmente
pensano sia il nome di una birra messicana. Certo se poi questa nuova onda di
ascoltatori, permettetemi di non chiamarli fans, dovesse redimersi sarei il primo
a compiacermene ma credo proprio che non sia così. Discutevamo di questo qualche
giorno fa con una cara amica, e concordavamo più o meno su tutto, aggiungendo lei
una cosa importante:e cioè che adesso per scoprire adesso uno come il Boss si è
fuori tempo massimo, tutto il retroterra culturale e musicale di
venti/trent’anni fa è ora drasticamente cambiato e così le emozioni che
quest’uomo, che da sempre parla all’America con la voce dell’America dicendo
ciò che l’America si aspetta, ci ha dato negli anni non saranno riproducibili
per le nuove leve. Almeno questo.
Caro il mio Pharmacist, questo ragionamento mi fa inconsciamente pensare a quelli che, come giustamente dici, arrivano oggi o l'altro ieri a quello che sarebbe stato il posto giusto e la persona giusta ( e appoggio il paragone a grandi ristoranti e grandi chef ) ma ci arrivano clamorosamente fuori tempo massimo, e si permettono ugualmente di fare paragoni prendendo riferimenti storici di cui non conoscono un bel niente, perché non c'erano a Zurigo nel 1981 come non c'erano né a Milano né a Parigi nel 1985. Ma fanno finta di farci credere, senza umiltà, che loro in qualche maniera c'erano, e il dramma è che qualcuno che gli crede lo troveranno sempre e comunque, ahimè!
RispondiEliminaSenti farmacista.
RispondiEliminaNon esserci stati per motivi anagrafici è un conto. Diverso è dipingersi come chi ha scoperto in grande ritardo un gruppo rock, un grandissimo vino o un grandissimo ristorante e poi salirci sopra madiaticamente facendo proprio il passato e il presente di quel soggetto. Ma si smascherano facilmente i fasulli acculturati e principi del copiaincolla, basta con un pochino di attenzione ;-)
Rob
Il Manuale del Playboy ( e il suo contrario ) IL CALZACORTA, di Renzo Barbieri lo comprai una sera del 1986 al Carillon di Portofino. Il vero Figo, quello del brand che fa figo, doveva sempre ammettere di essere stato almeno due volte in tutti i posti più trendy di cui si conversava, almeno due volte... il Calzacorta anche di più, ma lo beccavi al volo che voleva starci dentro senza potercela fare :-)
RispondiEliminaIo c'ero e ci sono.. Born to Run gira nel mio giradischi dal 1975 e stamattina in macchina a manetta come mp3, è cambiato il formato (e i capelli si sono ingrigiti) ma il messaggio è sempre quello legato ad una generazione di perduti e forse(dipende dai punti di vista) perdenti, parvenu dell'ultima ora astenersi svp..
RispondiEliminaLo spunto per questi pensieri che cercano un pò d'ordine le lo hanno dato foto su fb di amici e presunti tali che,mentre io ero a lavorare e per nessuna ragione avrei potuto essere presente,erano lì,senza rendersi conto di chi ascoltavano,magari per farsi belli poi con amici e consocenti per la serie"Io c'ero".Caro Rob sono perfettamente d'accordo con te,che i principi del copia-incolla li becchi subito,ma permettimi un pò di sana incaxxatura:-)))
RispondiEliminaPrincipe dei Vini Francesi,la penso esattamente come te,ampliando il discorso perchè non posso avere la tua competenza su Chef e ristoranti,sicuramente qualcuno crederà a questi individui,purtroppo non ci si può far nulla,l'importante è che noi continuiamo per la nostra strada ed il tempo ci darà ragione!:-))
G.The Pharmacist
Sai Pharmacist che la stessa cosa è successa anche a Gesù senza peraltro avere il nome riportato nelle classifiche di Rolling Stones tra i 100 migliori profeti di tutti i tempi
EliminaAlba
Il problema con Springsteen a cui vorro',almeno umanamente, sempre bene, sono i suoi fans piu' accaniti.Una sorta di papaboys di tutte le eta' che devono vedersi e comprarsi tutti i biglietti della tournee' e il concerto dove tu non c'eri e' sempre il migliore.
RispondiEliminaMi preparo alla fucilazione.
Non sei assolutamente da fucilare haz,anche perchè ciò che dici è vero...io però li vedo come lo zoccolo duro del rock,una visione più romantica senza nulla togliere alle tue parole.Mi ricordo ancora da ragazzo,la titolare di un negozio di dischi in periferia di Roma che ad ogni tournee si prendeva una settimana/dieci giorni di ferie e se la faceva tutta!!
RispondiEliminaG.
Come chi si fa tutti i tre stelle d'Europa, come si farebbe tutte le escort di un catalogo, per il gusto dello scalping, per dire di esserci andato, anche senza venire.
EliminaDa Bosman a Bossman la strada è breve. Alegher!
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